SALVATORE CANTONE

A lui dobbiamo la prima guida di Sciacca e tante pubblicazioni che raccontano di un amore sviscerato per la sua città natale e la sua ricca storia.

Appassionato studioso, divulgatore ed educatore, infaticabile ricercatore sul campo, a Salvatore Cantone dobbiamo un’approfondita esplorazione di Sciacca e delle sue contrade, alla ricerca delle tracce, anche labili, del suo passato per scrivere, mettere su carta, far conoscere la sua gloriosa storia. Questa sua attività di divulgatore, in classe, con i suoi alunni, e fuori con le sue pubblicazioni, ha generato una maggiore coscienza del ricchissimo patrimonio culturale, architettonico, artistico, paesaggistico; che ha significato una maggiore coscienza del suo valore, una maggiore sensibilità per la sua difesa, conservazione, valorizzazione e fruizione.

In una delle sue pubblicazioni, Sciacca e i suoi monumenti, edito dal Circolo di Cultura nel 1974, Cantone scrive: “Se si toglie a Sciacca la sua componente storico-artistica, la città viene abbassata al livello dei più insignificanti paesi rurali della nostra isola. Sono in effetti gli antichi edifici, sacri e profani, palazzi, chiese, conventi, monasteri, torri, castelli, che conferiscono a Sciacca, con le loro antiche caratteristiche architettoniche, un volto inconfondibile e determinano l’interesse dei turisti”.

Salvatore Cantone è nato a Sciacca il 29 aprile 1913. È stato insegnante di materie letterarie nella scuola media “Agostino Inveges”, ma anche ispettore onorario di Sciacca della Sovrintendenza di Agrigento, custode dei beni culturali, studioso, scrittore, comunicatore. Il giornalista Michele Termine, nel sottolinearne le qualità in un convegno da lui stesso coordinato, lo ricorda anche conduttore di Tele Radio Sciacca di trasmissioni di carattere storico.

È stato un sovrintendente onorario coraggioso e onesto in un’epoca difficile e lo scopritore di siti archeologici di notevole interesse, come quello di Adranone, ricorda l’architetto Giuseppe Cattano, che da giovane conduceva Salvatore Cantone con la sua macchina, una Cinquecento, in diverse parti del territorio, non solo saccense: anche “gli scavi del Nadore e di Sant’Anna a Caltabellotta sono stati effettuati grazie a una sua segnalazione”.

Un esempio per tanti, di passione, dedizione e azione. Aveva una grande capacità di osservazione del territorio, attento studio, descrizione e comunicazione. Trasmetteva agli altri quello che aveva studiato, quello che aveva scoperto nelle sue continue ricerche, l’amore per i beni culturali. E il frutto del suo lavoro è rimasto dentro chi l’ha conosciuto e ascoltato nelle sue incursioni nei siti delle antiche vestigia; nell’opera che ha lasciato, nei suoi libri, quelle guide dense di contenuti che rappresentano uno strumento efficace, agile e accessibile a tutti per entrare nell’affascinante mondo del proprio passato, che è poi l’identità di un popolo, dando nome e dignità storica a ogni singolo edificio, a ogni angolo della città. Tra i suoi giovanissimi allievi, il sovrintendente ai Beni Culturali e Ambientali Michele Benfari: “Non avrei potuto desiderare di meglio”, dice ricordando il suo professore di Italiano e Latino, quello che definisce il suo “grande maestro”. Raccontava i monumenti di Sciacca, con “lezioni en plein air”, a lui e ai suoi compagni di classe, dodicenni, “con una sapienza e una conoscenza strabiliante. E quando il racconto diventava in taluni casi sanguigno, perché si rendeva conto dell’ineluttabilità del tempo, della perdita di un’opera d’arte, fosse stata una pala d’altare, o anche una semplice parasta che si sbriciolava a causa dell’abbandono, ecco in quel momento lì alzava gli occhiali sulla fronte, poggiandoli sui capelli ondulati, ed esclamava con voce cupa: ragazzi, che disgrazia!”. Parlava di arte e di grandi artisti, “come a convincerci – conclude il sovrintendente Benfari – che solo conoscendo e amando la bellezza sarebbe stato possibile credere in un mondo e in un futuro migliori”.

Ha cominciato a scrivere sin da giovane, ricorda la figlia Silvana, e ha continuato a farlo per tutta la vita. “Lo ha fatto finché ha potuto. Ha scritto tanto e non ha scritto solo di Sciacca. Ha scritto racconti, un romanzo breve, poesie. Ha scritto un diario di guerra sulla sua esperienza in Albania come tenente dell’esercito durante il secondo conflitto mondiale. Ha scritto tantissimi articoli, recensioni. Amava presentare le mostre dei suoi amici pittori. La scrittura credo che sia stata il filo conduttore della sua vita. Non passava giorno senza che mio padre scrivesse. La nostra casa era invasa di appunti, di foglietti. Scriveva in qualsiasi circostanza, per strada, in viaggio, in villeggiatura. Non usciva mai senza la penna e il suo taccuino. La scrittura è stata un modo per dare un senso alla propria vita. Per lui scrivere era come respirare, un fatto naturale, necessario. L’immagine che vorrei rimanesse di lui è proprio questo suo amore disinteressato per l’arte, la cultura, per la scrittura che ha coltivato con esercizio quotidiano”.

Salvatore Cantone si è spento il 3 febbraio 2011, lasciandoci da scoprire e leggere i suoi libri per amare la sua opera e la sua città: Sciacca Terme: guida turistica della città e dei suoi dintorni; Sciacca Terme: strade e contrade; Sciacca Terme: la Valle dei Bagni ed altre contrade.

Primo Veneroso ha parlato di un uomo di cultura a tutto campo, di grande qualità, che non ha scritto delle semplici guide turistiche ma testi di autentica letteratura, “espressa in maniera impeccabile da un professionista di tutto rispetto”.

 

Raimondo Moncada

 

Fonti

I libri di Salvatore Cantone

Convegno “Ricordando… Salvatore Cantone” promosso dall’assessorato alla Cultura del Comune di Sciacca, in collaborazione con Trs, l’8 febbraio 2014 nella Sala Blasco

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