Michele Blasco

Michele Blasco fu abate, pittore, architetto e doratore. “Un vero e proprio punto di riferimento per l’arte del panorama saccense del Seicento; un panorama per nulla distante da quello romano o palermitano, dove si respirava lo stesso clima, quello della Controriforma e del Barocco”, dice lo storico dell’arte Anthony Francesco Bentivegna che con Blasco partirà con il ciclo di incontri “D’Arte” promosso dall’assessorato alla Cultura e dalla biblioteca comunale “Aurelio Cassar” (LINK).

È il sacerdote Vincenzo Farina a fornirci le prime notizie, dedicando a Blasco un profilo nella sua opera Biografie degli uomini illustri. Con lo storico Ignazio Scaturro, le notizie cominciano a diventare più precise.

La famiglia, originaria della Spagna, venne in Sicilia sotto il regno di Ferdinando d’Aragona.  Michele Blasco nacque a Sciacca nel 1628 da nobili genitori. Studiò nel Seminario di Agrigento, poi conseguì la laurea in Utroque jure nell’università di Catania, riuscendo quindi “celebre pittore e valente architetto”.

Alcuni suoi dipinti ornano chiese siciliane; altre arricchiscono collezioni private.

Vincenzo Farina lo descrive come allievo di Pietro Novelli, detto il Monrealese. Nell’arte di Blasco si riscontrano riferimenti a Anton Van Dyck e Giuseppe de Ribera detto lo Spagnoletto.

Il dipinto più importante è considerato San Tommaso di Villanova. Di Michele Blasco sono pure la Santa Rosalia dell’abolita confraternita dei cocchieri; il Sant’Antonio Abate della chiesa del Carmine; la Madonna di Trapani del collegio dei Redentoristi (ex Collegio dei Gesuiti di Sciacca). Suo è l’affresco che rappresenta Il Paradiso nel catino dell’abside della Cattedrale di Agrigento dove spiccano Maria Assunta, San Giacomo Apostolo e San Gerlando.

“A fecondità inesausta d’invenzione – scrive Vincenzo Farina – univa somma facilità nel dar compimento agli impresi lavori. Onor grande aggiunse alla propria celebrità col non aver saputo mai prostituire il suo pennello in oggetti men che onesti; avvegnaché i suoi temi eran presi per ordinario da soggetti biblici. Per tal ragione le sue opere s’incontrano soprattutto nelle chiese e nelle case religiose, come nella cattedrale agrigentina, nel collegio gesuitico in Palermo, nella Casa dei padri dell’Oratorio di San Filippo Neri di detta città”.

Scrive ancora Vincenzo Farina: “L’abbate Blasco non riuscì solo valente nella pittura, ma ad imitazione del Bramante e Lazzari, di Michelangelo Bonarrota, e di altri sommi pittori, lo fu altresì nell’arte sorella, dell’architettura. Rimane, monumento superstite di sua abilità in questo genere, l’architettonico disegno delineato per la costruzione della nuova chiesa Madre”, costruita sull’antico impianto normanno fatto edificare da Giulietta.

L’artista saccense si spense nel 1685.

A lui è dedicata la Sala Conferenze dell’ex collegio dei Gesuiti, sede del Palazzo Municipale, dove è collocato un ritratto dipinto dall’artista saccense Franco Accusio Gulino.

Raimondo Moncada

 

Fonti

Scheda sul quadro di Sant’Antonio Abate redatta dallo storico dell’arte Anthony Francesco Bentivegna

Biografie degli uomini illustri di Vincenzo Farina

Sciacca terme  di Salvatore Cantone

Arte e storia a Sciacca, Caltabellotta e Burgio di Ignazio Navarra

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