La devozione alla Madonna del Soccorso

Sciacca ogni anno, e da quattro secoli, rinnova il proprio atto di gratitudine e di devozione nei confronti di Maria Santissima del Soccorso, elevata a protettrice della Città, liberata dalla peste che nel 1600 colpì la Sicilia. Un popolo di fedeli prega e rende grazie.

Nella biblioteca comunale “Aurelio Cassar”, troviamo due libri. Il primo volume si intitola La chiesa Madre di Sciacca e il culto della Madonna del Soccorso e porta la firma dello storico Alberto Scaturro; il secondo volume, La devozione alla Madonna del Soccorso, è dell’arciprete Andrea Falanga.

A proposito dell’origine del culto, Alberto Scaturro scrive:

“Dal 1624 al 1626, la Sicilia fu desolata dalla peste importata a Trapani e a Palermo da un galeone proveniente da Tunisi. A Sciacca la peste si manifestò sul finire di novembre del 1665. Moltissimi furono i colpiti, numerosi i morti; in poco più di due mesi si ebbero 550 morti su una popolazione di poco meno di novemila abitanti. A nulla valevano le medicine, le penitenze, il ricorso ai Santi; si pensò allora di ricorrere alla Madonna del Soccorso. Era il 2 febbraio 1626, giorno della Purificazione di Maria SS.; nella chiesa madre si riunirono a consiglio il clero, le autorità comunali, i nobili, le maestranze e gran popolo. Era capitan d’armi e comandante della città e del distretto di Sciacca Orazio Strozzi. Dopo una relazione sulle tristissime condizioni della città, prese la parola lo Strozzi esprimendo la decisione di ricorrere a Maria SS. del Soccorso ‘con pigliarsela sotto questo titulo a protettrice di questa città facendo voto solenne di celebrare ogni anno questa festa con simile e maggiore solennità. Facendo in ditto giorno una solenne processione, digiunando la vigilia di quella, rinnovando ogni anno per eterna memoria l’istesso voto’.

“Fatto il voto, la sacra immagine venne tolta dal suo altare nella chiesa di S. Barnaba e postala in un fercolo fu portata in processione per le vie della città. All’altezza dell’attuale piazza del mercato un turbine d’aria richiama gli sguardi verso la statua; una densa colonna vaporosa si leva vicino a essa e si spande nell’aria. La peste cessò e in rendimento di grazie fu celebrato alla Madrice il solenne ottavario durante il quale furono posate ai piedi della Madonna le chiavi della città”.

 

L’arciprete Andrea Falanga ricostruisce gli avvenimenti storici ma si sofferma soprattutto sugli aspetti spirituali.

“Il primo febbraio è per Sciacca il giorno del Voto, ricorrenza religiosa memorabile in cui ogni anno i cittadini fanno memoria dell’evento miracoloso della liberazione. Fin dalle prime luci del mattino la Chiesa Madre accoglie centinaia di devoti provenienti dalla Chiesa di Sant’Agostino da dove, per tradizione, ha inizio il Voto. La giornata è preparata da un Ottavario solenne, dal 25 gennaio al primo febbraio, al quale partecipa una grande folla che sosta in preghiera, recita il Rosario e chiede grazie particolari. Il momento culminante è la partecipazione della cittadinanza alla processione eucaristica di mezzogiorno, che si muove da Sant’Agostino verso la Chiesa Madre dove si rinnova, in forma pubblica e solenne, la promessa del 1626″.

“È questo il significato, il vero spirito del Voto: un popolo credente e orante che vuole riaffermare e tramandare la riconoscenza e l’attaccamento alla sua celeste Patrona, esternandogli con un atto pubblico di fede nella presenza del suo Figlio Gesù nell’Eucaristia. Molti partecipano a piedi scalzi alla processione, o portando un cero votivo. Il Sindaco, a nome dei cittadini, rinnova il giuramento e l’offerta del 1626”.

Il 2 febbraio è giornata di festa.

“Il suono mattutino delle campane della Chiesa Madre – scrive ancora padre Falanga – annunzia alla città il giorno della Festa. Nel pomeriggio, più di 100 giovani pescatori, a piedi nudi e con maglietta blu mare, corrono a disputarsi un posto sotto le robuste travi, lunghe più di 10 metri, che sostengono la grande ‘Vara’. Alle ore 17, al segnale dell’arciprete, il presidente della Cooperativa dei pescatori sale sulla Vara e con un ampio gesto, a braccia larghe, comanda ai capibarca e ai timonieri di dare il via alla processione. Un grido possente prorompe dai petti dei portatori: ‘E ghittamu na vuci: viva, viva Maria!’”

Raimondo Moncada

 

 

Fonti

La Chiesa Madre di Sciacca e il culto della Madonna del Soccorso di Alberto Scaturro – Luglio 1975

La Devozione alla MAdonna del Soccorso  di Andrea Falanga – Anno 2002

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