ACCURSIO MIRAGLIA

Fu artefice di tante coraggiose battaglie per la giustizia sociale e per i diritti delle fasce più deboli, andando contro gli interessi dei potenti. Il 4 gennaio 1947, Accursio Miraglia, l’uomo che non chinò mai la testa (“meglio morire in piedi che vivere in ginocchio”) venne ucciso con una raffica di mitra, davanti alla porta di casa sua, in vicolo Orfanotrofio, a Sciacca. Era di ritorno dalla Camera del Lavoro, di cui fu segretario. Aveva 51 anni, era sposato e padre di figli.

Accursio Miraglia nacque il 2 gennaio 1896 in vicolo Baldacchino. Frequentò la scuola tecnica “Mariano Rossi” e l’Istituto Commerciale di Girgenti. Ventenne, venne assunto dal Credito Italiano di Catania e trasferito a Milano come capoufficio. In Lombardia entrò in contatto con il gruppo anarchico di Porta Ticinese e iniziò un’attività politico-sociale a fianco della classe operaia. La banca lo licenziò e Accursio Miraglia ritornò nella sua città, mettendo a frutto le proprie capacità e la propria generosa umanità in diversi campi.

Aprì un’industria ittico-conserviera, poi un negozio con le sorelle in Corso Vittorio Emanuele. Divenne commerciante di ferro e metalli al porto. Fu anche artista. Trovava il tempo per suonare il violino, dipingere, scrivere (fu anche autore di copioni del Carnevale di Sciacca).

Fu amministratore del Teatro “Rossi” di Sciacca, la cui attività gli permise di conoscere la compagna della vita, Tatiana Klimenko, attrice di una compagnia teatrale russa, figlia di un generale cugino dello zar Nicola II.

Accursio Miraglia fu sempre vicino ai sofferenti, a chi non aveva voce, a chi aveva bisogno di un aiuto. Restaurò a proprie spese una parte dell’orfanotrofio dell’amico don Michele Arena, non facendo mancare l’invio di generi alimentari alle Giummare e al Boccone del Povero. Durante la seconda guerra mondiale, fu uno dei promotori del Comitato di Liberazione divenendo poi dirigente dell’allora Pci e della locale Camera del Lavoro.

Su sua iniziativa, venne costituita e avviata la cooperativa “La Madre Terra” realizzando una delle prime forme di unione e solidarietà tra lavoratori. Sempre opera di Miraglia fu la storica “Cavalcata” che vide sfilare pacificamente per le vie della città circa diecimila manifestanti per chiedere l’attuazione della legge – contrastata dai latifondisti – che concedeva la terra incolta alle cooperative agricole.

L’ultimo incarico di Miraglia fu la presidenza dell’ospedale dove alle ore 22,30 del 4 gennaio 1947 entrò privo di vita. 

Durante il corteo funebre, suonarono all’unisono le sirene delle industrie italiane, con i lavoratori che si fermarono per alcuni minuti.

Accursio Miraglia non ha mai avuto giustizia. Le indagini non sono mai arrivate a una conclusione, a una condanna di esecutori e mandanti.   

Il figlio Nico ha istituito una fondazione “Accursio Miraglia” per tenere sempre viva la memoria del padre, ricordare tutte le vittime della mafia e il loro sacrificio, portare avanti la loro azione promuovere attività antimafia soprattutto nelle scuole e tra i giovani.

La storia di Accursio Miraglia ha ispirato poeti e scrittori. Leonardo Sciascia ha rivelato nel libro intervista La Sicilia come metafora: “Il giorno della civetta mi è stato ispirato dall’assassinio a opera della mafia, a Sciacca, del sindacalista comunista Miraglia”.

 Raimondo Moncada  

 

Fonti

Movimento contadino nella Sicilia nel secondo dopoguerra. Vita e lettere di Accursio Miraglia – di Fabio Miraglia (nipote di Accursio).  

La Sicilia come metafora, intervista di Marcelle Padovani a Leonardo Sciascia – Arnoldo Mondadori Editore 1979

 

GALLERIA DEI PERSONAGGI ILLUSTRI

Profilo biografico inserito  nella Galleria “Uomini illustri” dello spazio internet della Biblioteca comunale “Aurelio Cassar”

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